Perché le neo mamme sono costrette a dimettersi

Neo mamme
Le neo mamme costrette a dimettersi

Le donne hanno conquistato una serie di diritti nel corso del tempo, sia dal punto di vista individuale, che dal punto di vista strettamente lavorativo. Eppure, nonostante il progresso, nonostante la conquista dei diritti, e nonostante le leggi che tutelano il mondi femminile, esistono ancora alcuni aspetti della realtà estremamente negativi: ad oggi, alcune neo mamme, sono costrette a dimettersi dopo il parto.

Anche e forse soprattutto nei Paesi, dove l’occupazione è maggiore, le donne sono “costrette” a dimettersi a seguito del parto per mancanza di strutture adeguate, nidi e persone qualificate adatte a prendersi cura del bambino durante le ore di lavoro della madre. Inoltre ci sono moltissimi nuclei familiari in cui gli stessi nonni, che da sempre hanno funto da secondi genitori, sono ancora in servizio e quindi impossibilitati a prendersi cura dei propri nipoti.

Negli ultimi tre anni, l’ispettorato del lavoro, ha messo a disposizione una serie di dati, che confermano che dal 2016 in poi, moltissime neo mamme in Italia, si sono trasferite ad altre aziende, ma circa venticinquemila donne, si sono sentite costrette a lasciare il lavoro per riuscire a seguire i propri figli, o il proprio figlio. Lo stesso vale per i padri, che comunque a seguito di un figlio, hanno dovuto cambiare azienda o comunque hanno lasciato il loro lavoro.

I dati sono preoccupanti, se si pensa al fatto che un numero cosi notevole di famiglie è costretto a cambiare la propria condizione lavorativa per accudire i propri figli. Proprio la zona Nord della nostra penisola, è la “regione” dove si registra un tasso elevatissimo di dimissioni, per mancanza di accoglienza ai nidi, carenza di strutture o di personale.

In Veneto e in Lombardia, dove le strutture esistono e sono funzionanti, esiste ancora una percentuale altissima di neo mamme costrette a dimettersi, e lo stesso si registra in regioni come l’Emilia Romagna ed il Lazio, dove la maggior parte delle aziende, non concede il part-time, e nello stesso tempo non si rende flessibile nemmeno nella gestione dei turni.

La realtà racconta dunque una verità amara: le donne non solo vengono (ancora) penalizzate dal punto di vista lavorativo, ma tendono anche ad essere costrette a lasciare il lavoro, soprattutto se il salario è basso. Un altro dato registrato di recente, spiega che le donne che ricoprono il ruolo di operaie, sono molte di più rispetto alle donne che ricoprono il ruolo di manager che sono state costrette a dimettersi dopo la gravidanza. Ci si trova dunque, ancora adesso, in una condizione imbarazzante per le neo mamme, costrette a scegliere tra il lavoro e la loro famiglia.